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NOTIZIE STORICHE


Foto di Francesco Sottile

La pianura intorno a Palermo nota come Conca d'Oro è stata, per le regioni che si affacciano sul Mediterraneo, un importante centro di acclimatazione e diffusione di specie agricole e ornamentali. Come area da sempre vocata alla frutticoltura, in particolare quella irrigua dei "giardini" di agrumi - chiamati in Sicilia ancora così per l'utilità e la bellezza che essi racchiudono - si è contrapposta al nudo paesaggio dei seminativi e dei pascoli dell'entroterra collinare. La ricchezza genetica dei giardini palermitani viene descritta da H. Bresc, che sulla base di documenti notarili del XIV e XV secolo, dà notizia di coltivazioni di meli, peri, peschi, fichi, albicocchi, e varietà di mandorli, cedri, aranci amari e melograni.


Tommaso Fazello scriveva nel 1554 di un "paese bello, ameno, aprico e tutto fertile; e soprattutto … abbondante di aranci, cedri, pomi, granati e di tutte l'altre sorti di frutti" . Oggi, però, di quella grande variabilità genetica che tanto caratterizzava i "giardini" della Conca d'Oro, rimane ben poco. Alcune specie sono presenti solo con poche varietà ed altre sono sparite del tutto, come il nocciolo, o rischiano di scomparire a breve. Il graduale ampliamento del centro abitato ha portato ad una massiccia conversione delle zone agricole a zone edificate. Ciò ha determinato una notevole riduzione delle superfici coltivate che hanno dovuto lasciare spazio ai blocchi di cemento.
Il territorio monrealese, un tempo ricco di lussureggianti orto-giardini ne è un esempio: esteso nelle colline del palermitano da Pioppo ad Altofonte, si configura come un'area ad alta vocazione agricola ed è sempre stata un centro agricolo di grande importanza all'interno della Conca d'Oro. Oltre alla tradizionale coltivazione di agrumi, olivo, fico e vite, un posto di rilievo spetta anche al susino.


Foto di Francesco Sottile

Molte testimonianze storiche raccontano di questa particolare coltura: nel 1696, il botanico Francesco Cupani indica nella sua opera "Hortus catholicus" 21 varietà di susino presenti nella Conca d'Oro e cita le "Bruna di cori janchi" della Rocca di Monreale. La descrizione più ampia e dettagliata si ritrova, invece, nell'opera "Il podere fruttifero, e dilettevole" che il Nicosia scrive nel 1735, in essa viene riportata l'esistenza di 29 varietà di susino.In particolare vengono annoverati tre principali centri di differenziazione: uno nella zona del trapanese e due nell'areale palermitano, tra cui la Rocca di Monreale, in cui si è differenziato un ampio germoplasma che viene indicato con la denominazione di "Pruna di cori janchi e niuri", in riferimento al colore dell'epicarpo delle differenti varietà.